giovedì, 10 settembre 2009

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  foto giallorock    http://www.flickr.com/photos/giallorock/  

              

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giovedì, 03 settembre 2009

CC

Tu ci sei sempre. Passa il tempo certo, ma tu rimani con me, di dentro, e nulla ma proprio nulla può anche soltanto offuscarti; qualunque cosa io faccia. Che non ti sembri una esagerazione dolce amica, ma alle volte mi accorgo di non averti pensato per due o tre minuti, e mi sorprendo. Passano i secondi, le ore ed i giorni diventano tanti, troppi, e io mi chiedo dove sei, come vivi, se sei felice o serena, se hai problemi, se stai bene e... via di seguito. Non ti cerco, non interferisco con la tua esistenza che vorrei davvero felice anche se lontana da me. Ma io ti voglio bene, ti amo in un modo totale, assoluto e definitivo. Tu e soltanto tu sei l'essere vivente col quale voglio unirmi e formare una coppia, una nuova unità, un insieme di superiore livello: e così sarà dolce amica mia. Se infinito è l'universo o il suo esistere: ci sarà ed è già esistita infinite volte quindi, una configurazione nella quale tu ed io stretti stretti ci respiriamo. Questo è il solo pensiero che mi fa vivere anima mia: assolutamente certo al di là di ogni logica, di ogni astrazione, di ogni fede. Il pensiero che un giorno, per un intervallo dell'esistenza che noi chiamiamo vivere, tu ed io saremo una cosa sola.

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giovedì, 13 agosto 2009

visitazione

                     "la visitazione" di Jacopo Carucci detto "il Pontormo"

Torno dal mare.  Il mio motorino va proprio male e fatico a superare in salita un guidatore scorretto e pericoloso pertanto.  Ma è giovedì e approfitto di un distributore di carburate in servizio per fare rifornimento.  Riparto  ed al primo incrocio vedo il guidatore di prima che mi precede imboccando proprio la strada che dovrò fare. Quando lo avevo lasciato alle mie spalle ero assolutamente convinto che egli appartenesse ormai al mio passato: nello spaziotempo trascorso quindi. Ma nel trovarmelo nuovamente davanti egli si trovava ora nel mio immediato futuro. Io agisco, gli avvenimenti si succedono ma non stabiliscono un tempo assoluto al quale tutto fa riferimento, no assolutamente;  il tempo va e viene e occupa uno spazio o un altro. Ciò che chiamavamo passato ritorna e scandisce accadimenti , similmente agisce il futuro.  Il tempo non è scandito da succedersi degli avvenimenti, è indipendente dal moto ed è invece componente imprescindibile dello spazio. Sono due entità che procedono indipendentemente l’una dall’altra e che secondo la nostra percezione alle volte sembrano coincidere: ma ciò avviene soltanto a causa della velocità del nostro movimento. Il nostro ritmo insomma sembra alle volte coincidere con lo spaziotempo, ed allora ecco che davanti a noi si ripresenta il passato il quale di suo, e senza alcuna relazione con me, si è trasferito in una porzione di tempo futuro che è per me il passato che ritorna e si fa presente.

Già...... Forse quest'anno ho tardato troppo il mio periodo di ferie !

P.S. = avete notato l'intensità acrilica del colore, la bellezza della composizione   con il magnifico ovale formato dal gruppo inserito in una geometria di rettangoli, e gli occhi delle quattro donne che poggiano tutti rigorosamente sulla stessa retta ?

mercoledì, 03 giugno 2009

aristotele                                foto giallorock  http://www.flickr.com/photos/giallorock/  

Questo è Aristotele, un vicino di casa. Non fatevi ingannare dall'aspetto:
è un figlio di puttana. E' dispettoso, sporca continuamente i balconi,
non manifesta alcuna gratitudine per tutto il cibo che gli si dà ,
anzi ne approfitta con tracotante arroganza,
e si diverte a dare la sveglia alle prime luci dell'alba.
E dire che tante volte gli ho detto
che lavoro sino a tarda notte. Che devo fare ???

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lunedì, 04 maggio 2009

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                           Per dire grazie a Enrica...
                           foto giallorock    http://www.flickr.com/photos/giallorock/  
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mercoledì, 25 febbraio 2009


                                                        annunziata2    

...la chitarra raccoglie a se tenendole strette il gruppo di note della scala diatonale - Maria è dipinta con l'espressione di chi parla con se stessa, con la sua anima -     il basso riesce a rubare due note e le lavora appassionatamente: la fa rotonde e piene e corpose e le manda in giro nel buio e diventano un profumo sottile ma intenso, sempre percettibile e cangiante, mai uguale all'odore precedente - è un momento intenso e il tempo cosmico deve fermarsi,  particolarità questa sottolineata dal gesto della mano destra che rimane a mezz'aria sospesa quasi a prendere le distanze dal trascendentale. E' la sinistra  a raccogliere l'emozione ancora umana di chiudere il mantello, mentre un piano fender riesce a emettere una risata cristallina e durevole abbastanza fino all' ovale del volto chiuso nel triangolo lasciato aperto dal manto azzurro - come una istantanea, le pagine del libro aperte e sospese a sottolineare l'importanza dell'istante eterno chiuso e raggelato - si apre la strada al caldo vento di un sassofono ruvido e disperato - la prospettiva del mobile il cui spigolo e rivolto a noi e quindi al nostro vedere da cui tutto parte e si concretizza, stabilisce spazio e profondità  - su pelli sintetiche bacchette scolpite scandiscono capitoli come sentenze...

venerdì, 18 aprile 2008

 rolling__tone                                 

i fili che tessono l’aria sono la trama del mondo

Sono il tessuto dell’universo lo sanno tutti quelli

che bevono troppo Gin per andare a mostrarsi

nella capitale ma piove a dirotto e si dissolve la

grana del profumo del cemento e il passo del tempo

somiglia al colore del vento e la tragedia sta appesa

al muro come il quadro della staccata infondo

al rettilineo ma chi conosce la verità ha troppa sete

adesso ho sonno e riempirò le mie mani di libera angoscia

 

  

 

eppure

eppure anche oggi ti voglio bene

Da che dipende?

Dal sapore del vento o

dal colore del cielo

dal rosso tramonto o

dal monte innevato

dal mare trasparente o

dalla tua anima che tutto ciò comprende

 

 

            bikgial

 

Un  lampo bruno attraversa il solarium  bande di azzurro  bikini strisciano l'aria 

Come nei rettili spicchio di pupilla registra il movimento  dissolve la

narcosi da  I- Pod  Vasco non basta più  Creatura da urlo lascia la porta aperta

e sul mondo frusta di capelli bagnati  Scuote il capo  diamanti volano via 

fianchi braccia spalle occhi neri  intrecciano una danza con l'aria e la

penombra  La minuscola maglietta verde  Kawasaki  non ce la farà a coprire 

La testa attraversa un arco e sul seno bagnato il colore scurisce  Si china  una

gonna jeans comincia a salire  dondolano fianchi ruota la vita il busto piega

da un lato dall'altro  sale lento un tessuto pesante  non vuole nascondere

Un Hammond  vibra su un ginocchio piegato il basso sincronizza il cuore

Springsteen si fa strada tra masse  di neuroni  arriva agli occhi  gridano

limpidi taglienti  I fiati girano intorno all'ombelico la chitarra

cola liquida su braccia fianchi cosce  Un gemito di Bruce 

crea zaino rosso  l'aria si scosta  Supplica un giro armonico in

tono minore   Rimani Rimani Rimani Rimani Strazia la bacchetta sul  rullante


 mercoledì

le nubi lente

scoprono cime innevate

e il sole tiepido

scalda pensieri leggeri

 

 


 

Questa è una foto casualmente trovata navigando per il vasto oceano elettronico. Non sò nemmeno di chi sia, ma non si tratta di una foto qualunque e credo pertanto che vada riconosciuta al suo autore una riflessione sul significato di questa immagine.

                                                      assenza

Qualcuno è andato via. Anche se non necessariamente per un fatto tragico, qualcuno non c'è più.Si intravvede un altro ambiente infondo a sinistra tra le magnifiche ringhiere in ferro battuto della scala, e anche questo sembra vuoto, non frequentato. Quì davanti invece spicca la massa della tenda bianca come una vela gonfiata dal vento che una porta finestra lascia libero di entrare. Sembra una vela e come tale sottolinea il movimento, ma è proprio questo dinamismo a evidenziare l'immobilità di una assenza. L'ambiente è pulito, lindo elegante e queste sue qualità urlano che è vuoto per una mancanza improvvisa. L'inquadratura è leggermente inclinata a destra e questo dettaglio aggiunge un che di inquietante alla scena. Ma è il particolare dello specchio posto davanti a noi,all'altezza di chi guarda, ad imprimere il significato più profondo. E' posto al centro ottico della inquadratura per essere evidenziato. Anch'esso è fuori asse, ma la sua inclinazione è adesso drammatica. E' il punto centrale della raffigurazione ed è fuori dalla verticale, tutto pertanto in quella casa è fuori asse. Uno specchio non è un oggetto qualunque, esiste per mostrare, e questo mostra il vuoto, il nulla abitato, un nulla drammaticamente vissuto.

 

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martedì, 25 novembre 2008

                        

 Hopper55

 La domenica pomeriggio è un quadro di Hopper. Dura poche ore, ma in questo tempo, per una insondabile metamorfosi cosmica, qualunque luogo del mondo, anche la più caotica delle metropoli , diventa un non luogo. Un purgatorio, un aldilà misterioso e inalterabile. Le poche  persone che  si vedono in giro sembrano confuse e lontane, c’è nel loro aspetto e nella postura, come una lontananza, un rifiuto al contatto, un avvolgersi in se stesse. L’aria è immobile, la luce è immobile, i prati sono immobili, le auto sono immobili, i suoni sono immobili. Il colore delle cose è meno brillante e la luce del sole inspiegabilmente meno intensa, meno vivida, anche col cielo terso. Le strade, le case, le piazze, i giardini, sembrano avvolti da una luce già stanca di esistere, una luce che nega se stessa con la sua immobilità: che non vibra, e per la luce la vibrazione è la vita. Gli uccellini spariscono e gli alberi hanno un aspetto disperato. La vita ha raccolto le sue cose e tutti  i suoi affari: i suoi sorrisi e le sue tragedie, il suo impeto e la sua dolcezza, il suo fremere e la sua solennità, il suo amore e la sua guerra, e si è spostata altrove. Non ci ha detto nulla, non ha voluto portarci con sé. Una disperata solitudine incombe su tutto, penetra nelle cose e diventa consistente, quasi si tocca. Come un messaggio che ci viene da un’altra dimensione per farci conoscere la condizione ultima, il destino finale, che non è non esistere, ma vivere una eterna domenica pomeriggio. 

                                                                     

La notte calda

avvolge i pensieri

in una incoerenza maligna

spontaneo, incontrollato

un ritornello gira e rigira

e gira ancora e gira

nella solitudine consapevole

l'essere si disperde in galattici frammenti

e un barlume, l'ultimo

si aggrappa al ritornello

 

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giovedì, 30 ottobre 2008

AmedeoModigliani

Carla,
ieri notte pensavo a te. Ti vedevo quando, per ragioni che non conosco, arrivavi vestita di abiti femminili, piuttosto che coi tuoi jeans acconciati da teen ager con spilline, pendenti e strappi vari. Che incanto che eri con quel vestitino di morbido tessuto che, lasciava indovinare più che mostrare, qualche dettaglio del tuo essere una donna. Poi davi una veloce sistemata ai capelli che quasi mal volentieri si componevano in morbide onde simmetriche. Ponevi una velatura di rosso sulle labbra, una striscia di matita sugli occhi e... Una magia : apparivi tanto più bella. Notavo però a quel punto, una importante differenza. Mi colpiva cioè il fatto che altre volte era capitato, nel mio passato, di assistere alla medesima scena e sempre, immancabilmente, l'amica o semplice conoscente, si era con quei pochi gesti davanti a me compiuti, profondamente trasformata. Mostrava cioè una altera bellezza che si può solo guardare, e con essa la fredda consapevolezza di una superioriore maturità che soltanto uno, uno solo tra tutti, potrà fare propria. Tu no invece. Tu, pur nella tua disinvolta ed elegante bellezza, sembravi la ragazzina che i genitori hanno obbligato ad agghindarsi per un importante incontro o impegno di società. Conservavi intatta la tua freschezza, la tua avvenente giovinezza. Non mostravi disagio, no, ma lasciavi intravvedere che era per te soltanto uno stato temporaneo, poco importante, e che in nulla ti avrebbe cambiata. Dolce amica mia, l'anima tua non si manifesta soltanto dietro il velo dei tuoi occhi blù. Nessuna maschera, nessun trucco può nascondere la tua dolce e spontanea fanciullezza.

                                  

                                    

 

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giovedì, 09 ottobre 2008

torta-fragole-e-panna

<<Tu non vieni? >>
<< Dove ?  >>  Rispondo .
<< Su alla messa in onda, Sergio ha portato una torta, festeggia il compleanno >>.
Entro per ultimo nella grande sala, gli altri sono quasi alla fine. Sembra una astronave questo posto,tutto computer e epparecchi sofisticati.
Su una scrivania c'e un piatto di plastica con dentro una fetta di torta enorme, penso che farebbe la felicità di almeno quattro o cinque bambini, siamo in pochi stasera.
<< Scusa Chiara, ma Rossella manderà un pezzo chiuso o dobbiamo montarlo noi? >>
E' gaetano che parla con la bocca piena.
<< Bisogna vedere, se le bambine sono già all'obitorio farà il pezzo da lì altrimenti faremo noi >>
Lo strato di crema gialla e troppo spesso, e sopra c'è un tappeto di fragoline.
<< Le bambine annegate? >> Chiede giovanni. << Si >> risponde Chiara,
<< A Ragusa, anzi: a Marina di Ragusa, la notizia è di dieci minuti fà >>.
Attacco le fragole, la crema è davvero troppa.
<< Sono annegate in una vasca di irrigazione >>
Sebastiano mi porge un bicchiere di plastica con dentro lo spumante.
<< Una delle due è forse scivolata dentro e l'altra probabilmente per aiutarla... >>
Questa forchetta è troppo ruvida, sembra di legno e la crema non ha alcun sapore.
<< Ne compi trentacinque o quarantacinque sergio? >>.
<< Ma non erano italiane? No, sembra fossero tunisine. Due sorelline >>
Cerco di togliere la crema per mangiare solo il biscotto e le fragoline.
<< Servono dall'archivio immagini dell'ospedale di Ragusa >>
Il biscotto di questa torta è troppo duro, faccio fatica a romperlo.
<< Ma se i pompieri hanno recuperato i corpicini questi saranno già in obitorio >>
Nel frattempo ho messo le fragoline in fila nel piatto e la crema gialla tutta sul bordo.
<<E' importante sapere i nomi delle due bimbe morte, e Rossella non li conosce ancora >>
Io riempio il bicchiere fino all'orlo e scendo in redazione.

mercoledì, 24 settembre 2008

melogrIl mio melograno è un alberello ancora piccolo. Sta in un grande vaso nella piccola terrazza esposta a nord. Temo che prenderà troppo freddo questo inverno: dovrà subire la tramontana. Ma non posso spostarlo, mi dicono che non si può perché le piante devono abituarsi al posto in cui vivono.  E’ lì dal mese di  Maggio,  da quando in televisione un agronomo che teneva una rubrica sulle piante da tenere in casa,me ne fece omaggio. –“ lo trapianti in autunno mi disse, in un vaso più grande “ - . Tornando a casa mi fermai  da un vivaista per comprare due sacchetti di terra e arrivato lo piantai subito. Gli davo un bicchiere di acqua al giorno insieme a tanto amore.  Cresceva sicuro e in salute. Sopportava il sole spietato del sud ,i giorni di terribile afa, la calda umidità che arrivava anche all’ottanta / novanta per cento ed i giorni di temperatura intorno ai quaranta gradi. E cresceva a vista d’occhio. Io lo guardavo ogni giorno, gli sorridevo e lo incoraggiavo. Una volta mi sono seduto accanto a lui a leggere Celine e dopo un poco mi sono accorto che con il suo ramo più lungo che era rivolto nella direzione nella quale mi trovavo, lui mi accarezzava, mi toccava la spalla sinistra e anche il collo nudo, eravamo in piena calda estate. E un giorno ha fatto un incantesimo, mi ha regalato un fiore, uno solo, di un rosso vermiglio stupendo. Lo tengo sulla scrivania accanto la tastiera del computer.
Ora è arrivato l’autunno, con la prima pioggia e un venticello fresco che vorticando sembra promettere che tornerà più forte e deciso. Le foglie del mio melograno sono diventate di un verde più scuro e cupo.  Un colore intenso e meno tenero di prima. Ecco, forse si prepara a fronteggiare il nemico gelo. Io gli voglio bene e gli starò vicino. Affronterò con lui il lungo inverno e il vento rabbioso e gelido che arriverà scavalcando  il vulcano. Ce la faremo, sono certo.
foto giallorock   http://www.flickr.com/photos/giallorock/